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La Cgil considera la pace tra i popoli bene supremo dell'umanità, come recita il suo Statuto

Guerra in Siria, non basta la condanna

“L'invasione turca è solo l'ultimo capitolo di una lunga guerra che scuote il Medio Oriente ormai da decenni. Si combatte in Siria e nello Yemen, è sempre guerra tra Israele e palestinesi, è altissima la tensione tra israeliani e libanesi”

Non è più sufficiente la semplice condanna della aggressione turca alla Siria e ai curdi siriani, a proposito della guerra scatenata per riscrivere la nuova geografia del vicino Oriente.

I lavoratori e cittadini dell'Unione Europea, a partire dal nostro paese, l'Italia, debbono decidere da che parte stare: sostenere le cause dei popoli che aspirano all'autodeterminazione e alla convivenza pacifica oppure i guerrafondai?

L'invasione turca in Siria è solo l'ultimo capitolo di una lunga guerra che scuote il Medio Oriente ormai da decenni. Si combatte in Siria e nello Yemen, è sempre guerra tra Israele e palestinesi, è altissima la tensione tra israeliani e libanesi.

Secondo le Nazioni Unite, oltre 100.000 persone hanno dovuto lasciare le loro case da quando la Turchia ha lanciato la sua offensiva nelle aree controllate dai curdi il 9 ottobre.

Le guerre hanno prodotto solo vittime di civili innocenti, causando le crisi umanitarie che tutti abbiamo ben presenti nel recente passato, a partire dalla Afghanistan, l'Iraq, la Libia e la Siria; le guerre hanno causato profughi e fenomeni migratori ingovernabili. L'immagine del campo nell'isola di Lesbo in Grecia è una vergogna per tutti noi Europei.

Come recita lo Statuto del più grande sindacato confederale italiano, la Cgil considera la pace tra i popoli bene supremo dell'umanità, la solidarietà attiva tra i lavoratori di tutti i Paesi, un fattore decisivo per la pace, per l'affermazione dei diritti umani, civili e sindacali e della democrazia politica, economica e sociale, per l'indipendenza nazionale e la piena tutela dell'identità culturale ed etnica di ogni popolo.

Pertanto occorre che tutte le vendite di armi da parte dell'Italia verso ogni Paese in guerra, “Paese in stato di conflitto armato”, vengano bloccate, come recita la legge 185/90, senza nessuna distinzione nei confronti di tutti paesi aggressori come la Turchia, l'Arabia Saudita e l'Israele.

Le lavoratrici e i lavoratori democratici, che hanno lottato per la libertà e la democrazia nel nostro paese, conoscono bene – proprio nei momenti più difficili – l'importanza ed il significato della solidarietà e del sostegno nei confronti delle popolazioni colpite dagli attacchi bellici, come accade oggi nel nord della Siria.

La Cgil dovrebbe attivarsi anche per mezzo della CES (Confederazione Europea dei Sindacati) affinché vengano messe in campo tutte le iniziative per far cessare i bombardamenti e l'invasione turca nei confronti di un paese sovrano e per favorire l'azione diplomatica al fine di risolvere positivamente il conflitto.

Adriano Sgrò
Coordinatore nazionale ‘Democrazia e Lavoro’ Cgil